PREMESSA

Il laboratorio si occuperà di
professionalità individuando punti d’interrelazione disciplinare (urbanistica, progettazione architettonica, storia, restauro, tecnologia, ...) per arrivare consapevolmente ad un
progetto preliminare ed ad un
progetto definitivo adeguato ad un esercizio didattico di IV anno (pre-sintesi); si occuperà inoltre di
riconoscibilità in architettura. Infatti, qualunque opera architettonica assume nel suo complesso e nei suoi dati costituenti delle connotazioni che determinano da parte della comunità un riconoscimento e un’appartenenza. Il progetto, a secondo dell’autore, del momento storico, ecc. comunica una serie complessa d’elementi connotativi che nel loro insieme fanno l’opera architettonica, ma che singolarmente e/o ad insiemi necessitano di una decodificazione. L’interpretazione pertanto è strettamente correlata alla cultura degli utenti. Le grandi architetture non sono fatte soltanto per i grandi interpreti e non sono soltanto per tutti gli interpreti. Ciò non toglie che la riconoscibilità può essere universale nella semplicità del messaggio o difficoltosa per la molteplicità dei messaggi, e in alcuni casi lo stesso messaggio non appartiene al mondo della forma.Il laboratorio si occuperà anche di
mobilità. Caratteristica del nostro vivere quotidiano che assume oltre a significati di qualità e significati profondi del vivere contemporaneo, anche dei significati d’impossibilità a comprendere alcune famiglie di segni, dettagli e aspetti del pensiero. Si deve tenere conto dell’imprescindibile necessità alla nomadicità della nostra cultura, uno stimolo generale, collettiva, individuale che ci fa muovere. La progettazione architettonica deve risentire di queste spinte dinamiche. L’architettura, infatti, ha sempre interpretato le richieste trasformatrici della/e cultura/e che l’hanno generata.
Strettamente collegata ai precedenti punti esposti è la
deformazione: deformazione dei sistemi e contesti architettonici sottoposti a tensioni fortissime come in geologia, ove si possono agevolmente studiare le stratificazioni e deformazioni, perciò potremo annotare che la materia che costituisce la città si continua a deformarsi. La città si trasforma con flussi tensionali che determinano nell’esercizio progettuale una proprietà formale in molti casi caratterizzante.
Il tema progettuale dell’anno è gli “SPAZI CULTURALI DELL’IMMAGINE” nella molteplicità dei segni e significati della città contemporanea; ove ognuno, se volesse, potrebbe riconoscere la pressione deformante, appunto, delle immagini. Pressione che in modo concreto deforma e conforma pezzi di città, sistemi architettonici, case, paesaggio ecc... Pensiamo, per esempio, come i sistemi di comunicazione stiano trasformando il nostro modo di vivere. Dalla cellula all’insieme e all’insieme dell’insieme, lo spazio culturale dell’immagine è parte integrante della nostra vita contemporanea. La nostra capacità progettuale deve essere in grado di interpretare e ridefinire queste nuove istanze di cambiamento.
PROGRAMMA - METODOLOGIA - TEMA PROGETTUALE ARCHITETTONICO

La nostra
professionalità deriva dall’occuparci di: riconoscibilità, mobilità, deformazione in architettura, per arrivare ad un progetto didattico preliminare e in seguito ad un progetto didattico definitivo adeguato ad un esercizio coordinato con gli altri laboratori di IV anno.
Questo anno, in particolar modo, tenteremo una collaborazione disciplinare con il laboratorio di restauro.
La
riconoscibilità consiste nell’interezza del suo messaggio e nei suoi dati costituenti che determinano un’appartenenza alla cultura della comunità. Il progetto comunica una serie d’elementi connotativi che nel loro insieme fanno l’opera architettonica, l’interpretazione dei dati è correlata alla cultura della comunità. Questo è un punto strettamente legato alla metaforizzazione che supera i processi e meccanismi dell’era industriale per arrivare, negli esempi di numerose opere architettoniche contemporane, a messaggi poli-direzionali ed inter-connesioni delle metafore architettoniche. Opere che rimandano ad altro e assumono significati trascendenti.
Il laboratorio si occupa dei significati legati al concetto della
mobilità, come caratteristica del nostro vivere quotidiano. Ho tenuto conto dell’imprescindibile necessità alla nomadicità della nostra cultura, come stimolo collettivo ed individuale. La progettazione architettonica risente inevitabilmente di queste sollecitazioni dinamiche.
Strettamente collegata ai punti sopradetti è la
deformazione delle forme e della città costrette a risentire dei flussi tensionali che le pervadono.
La denominazione del tema affrontato dal laboratorio è “SPAZI CULTURALI DELL’IMMAGINE” nella molteplicità dei segni della città contemporanea.
Operiamo per una ricerca della conoscenza, mediante il progetto, che induca ad una determinazione delle forme architettoniche e a sperimentazioni delle stesse. Non penso che la città sia il significato più vero dell’immagine contemporanea e il suo orrore e fascino siano il vero valore e la possibilità per il futuro. I mas-media, il cinema, le tv, le reti digitali ecc. sono il terreno culturale che determinano nella comunità le realtà spaziali staccate dal vivere comune, ciò comporta l’evanescenza della cultura materiale della comunità. Il nostro abitare, apparire, appartenere dipende da un universo immateriale che sublima desideri, tipi, modelli spaziali e comportamentali. L’architettura ha assunto dei valori simbolici d’aspirazione ad essere, diventando strumento di marketing e propaganda, perdendo i significati e i valori d’appartenenza. Si pensa, si realizza e si vive un’architettura come metafora della comunicazione, confermando l’impossibilità apparente a tornare padroni delle forme come espressione del reale. Per queste ragioni il mitico fiume Oreto, della difficile area palermitana, con le sue caratteristiche e con i suoi rapporti con gli insediamenti umani, è assunto come metafora del tempo.
Ho deciso di non assegnare luoghi precisi d’intervento ma di estendere le possibilità di scelta in base al “work in progress” del laboratorio, con una particolare attenzione alle aree storiche dei due insediamenti di Monreale e Altofonte e dalle sublimi narrazioni architettoniche che esse hanno. La sezione trasversale della valle del fiume s’interrela con le città in un dialogo preciso e decodificabile con la compresenza della corona dei monti e del mare interpretato da Palermo e dal suo monte sacro, unitamente ai colori, la luce, ai venti, al verde e alla città sfrenata nell’occupazione di ogni spazio, ecc... Inoltre il metodo del confronto continuo dei lavori permette una molteplicità di possibili strade esplorative sul tema generale e sui problemi esposti. Sono problemi da affrontare a partire da elementi semplici, non strettamente architettonici, e dalle caratteristiche del particolare per arrivare in seguito ad ipotesi progettuali generali. L’induttività si confronta e integra con la pratica deduttiva disciplinare.
Tali problemi saranno affrontati con la compresente necessità di progettazione di spazi destinati alle attività culturali e servizi connessi quali: spazi esterni di relazione, uso e visione, piccole attrezzature per la vendita, caffé e ristorazioni interni ed esterni, laboratori e spazi tecnici esercitativi, spazi multimediali, spazi contemplativi, ecc. Tali saranno gli elementi minimi per un ragionamento e un confronto con una valle e due piccole città, Altofonte e Monreale, e i loro monumenti, in rapporto alla grande Palermo e la sua storia.
Il laboratorio si articolerà nelle seguenti fasi:
- introduttiva , conoscitiva e teorica
- esercitativa individuale con l’ausilio di aiuti tecnico-specifici
- progettuale con elaborazioni singole e di gruppo
- coordinamento con altri laboratori (in particolare restauro)
- partecipazione alle manifestazioni promosse dal C.di L. 4 S
- seminario progettuale conclusivo, mostra ed esami
Bibliografia
Per un contributo agli studi extra disciplinari:
-E.H. Carr, “ Sei lezioni sulla storia”, Torino 1992
-U. Eco, “ Sei passeggiate nei boschi narrativi” Harvard University, Norton Lectures 1992.1993, (Harvard College 1994), Milano 1995
-D. Kehlmann,” La misura del mondo”, (2005) Milano 2006
-E. Fulco (a cura di), “ Basilico Palermo andata e ritorno- Gabriele Basilico in conversazione con Ferdinando Scianna “, Palermo 2007
Per la teoria dell'architettura:
-R. Koolhas, “Delirius New York”, (N.Y. 1978) Milano 2001- V ed. 2004
-AA.VV, “ Lettere su Palermo di Giuseppe Samonà e Giancarlo De Carlo” Roma.1994
-A. Siza, “Immaginare l’evidenza”, Roma.-Ba. 1998
-G.De Carlo, ”Nelle città del mondo”, Venezia 1999
-G.Longobardi, “Antologia di testi su l’architettura evanescente TOYO ITO”. Roma 1999
-A. Maffei, “Le opere i progetti gli scritti TOYO ITO”. Milano 2001
-V. Gregotti,”L’Architettura nell’epoca dell’incessante” ,Roma –Bari .2006
-R. Moneo, ” Inquietudine teorica e strategia progettuale...”, Milano 2005
-K. Okakura, “ Lo zen e la cerimonia del tè”, (1955) Milano IV ed. 2006
-A. Saggio, “ Introduzione alla rivoluzione informatica in architettura”, Urbino2007
Per la memoria nomadica:
-B. Chatwing, ” Che ci faccio qui?”, Mi. 1998
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desimone@architettura.unipa.it